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Come gli obiettivi di sostenibilità condivisi stanno ridefinendo le collaborazioni nelle Supply Chain dell'UE.

08/12/2025

È una mattina luminosa e soleggiata a Dhaka, ma l’aria è pregna di dolore e indignazione. In questo giorno – il 24 aprile 2014 – ex lavoratori del settore tessile e famiglie in lutto si riuniscono tra le rovine del Rana Plaza, un edificio industriale che un tempo ospitava la produzione esternalizzata di numerosi marchi di moda rinomati. Nel primo anniversario di una tragedia che ha causato più di 1.100 vittime, i loro cori e i loro cartelli chiedono giustizia per i responsabili e la fine della annosa incuria che aveva permesso che la produzione a basso costo avesse la precedenza sulle vite umane.

 

 

  

Figura 1 - A Protester Holding a Placard Emphasising One Of The Three Pillars of Sustainability: People

 

Ciò che era iniziato come un grido di responsabilità in Bangladesh si diffuse rapidamente oltre i suoi confini, riecheggiando in Europa e in tutto il mondo. La tragedia costrinse marchi di moda, legislatori e consumatori occidentali a confrontarsi con i costi nascosti del fast fashion, rivelando le fondamenta sfruttatrici su cui era stato costruito il successo dell’industria. Più che una commemorazione, quell’anniversario divenne un punto di svolta nel dibattito internazionale sulla sostenibilità, ponendo in particolare la sicurezza dei lavoratori, l’approvvigionamento etico e la responsabilità aziendale al centro della coscienza globale del settore moda.

 

Dalla pressione pubblica all’azione aziendale

Con campagne simili, proseguite anche negli anni recenti, come l’iniziativa Good Clothes, Fair Pay, le supply chain hanno ceduto a queste pressioni, diventando di conseguenza “socialmente più attente”. Ciò che inizialmente era nato come “Corporate Social Responsibility (CSR)” si è ora evoluto in ciò che il mondo del business definisce “sostenibilità”, una dinamica che riflette la consapevolezza dell’esistenza di benefici molto più ampi, che vanno ben oltre la tutela dell’immagine aziendale. Hege Sæbjørnsen, Global Circular Strategy Transformation Leader presso Ingka Group, il maggiore franchisee di IKEA, coglie questo cambiamento sottolineando che “Internamente, la sostenibilità è passata da un tema operativo a un approccio strategico centrale, con la circolarità integrata lungo l’intera catena del valore…” – una prospettiva che evidenzia il ruolo sempre più strategico della sostenibilità nelle pratiche aziendali dei giorni odierni.

 

La sfida di agire da soli

Tuttavia, per un’azienda, intraprendere iniziative di sostenibilità cercando di agire in isolamento anziché in collaborazione con i propri partner della supply chain, si rivela estremamente difficile, date le principali sfide che derivano soprattutto da limiti di capacità, risorse e visibilità.

 

Sostenibilità collaborativa

Per questo le aziende con una visione strategica si stanno orientando sempre più verso delle partnership, riconoscendo il valore del coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti lungo la catena del valore, uniti da un impegno condiviso nel raggiungere obiettivi comuni e generare benefici reciproci. Si consideri l’approccio di Henkel alla sostenibilità: l’azienda è orgogliosa di avere ricevuto numerosi premi ESG, l’ultimo dei quali nel 2024, quando ad Henkel è stata riconosciuta la Medaglia d’Oro dall’agenzia di rating sulla sostenibilità EcoVadis, un riconoscimento che la colloca nel 5% delle aziende migliori e che sottolinea la sua fiducia nel sottoporsi a valutazioni esterne delle proprie performance in ambito sostenibilità. Come l’azienda evidenzia sul proprio sito, questi risultati sono una conseguenza diretta del suo impegno verso una sostenibilità partecipativa, incarnata da un dialogo aperto e continuo con tutti i gruppi che hanno un interesse nelle sue attività, incluse comunità, fornitori, clienti e molti altri stakeholder, con l’obiettivo di soddisfare le aspettative in continua evoluzione in materia di responsabilità sociale e ambientale.

 

 

 

Figura 2 - Il lavoro di squadra come fondamento della sostenibilità collaborativa.

 

Visioni simili emergono anche nella supply chain dell’automotive, dove il settore continua a confrontarsi con sfide significative nel portare avanti il proprio percorso di decarbonizzazione. Riconoscendo gli elevati costi associati alla riduzione delle emissioni di carbonio nei trasporti, Nadine Philipp, Vicepresidente della Sostenibilità nella rete di fornitori del BMW Group, sottolinea l’importanza della co-creazione e della collaborazione per raggiungere questo obiettivo critico di sostenibilità. In linea con questo approccio, BMW ha iniziato a integrare criteri di sostenibilità nei propri tender per il trasporto merci, incentivando così partner logistici a monte e a valle a partecipare attivamente allo sforzo collettivo di de-carbonizzare l’industria automobilistica.

 

 

Figura 3 -Temi chiave nelle valutazioni ESG di EcoVadis  

 

Questi esempi illustrano il progressivo cambiamento in essere verso collaborazioni sempre più ampie in ambito sostenibilità tra gli attori all’interno della Supply Chain: non solo le aziende Leader, ma anche i loro stakeholder, infatti, riconoscono sempre di più l’importanza di perseguire strategie di lungo termine attraverso il coinvolgimento collettivo di tutte le parti coinvolte, anziché trattare l’iniziativa come un percorso individuale. Ciò riflette anche le dimensioni in costante evoluzione delle questioni ambientali e sociali, insieme alla crescente consapevolezza, da parte di individui e aziende, dell’importanza di dare priorità alla sostenibilità sia nell’ambito aziendale così come nella vita quotidiana. In questa prospettiva, diventa inevitabile una crescente domanda di professionisti dotati di competenze in ambito sostenibilità, essenziali per supportare l’azienda nel raggiungimento dei propri obiettivi. Avere competenze in questo ambito, è sempre più un requisito essenziale per diverse funzioni aziendali, tra le quali, ovviamente,  la Supply Chain, e per il proprio sviluppo di carriera.

In linea con questa esigenza, ASCM riconosce il ruolo fondamentale dei moduli dedicati alla sostenibilità all’interno dei propri programmi di certificazione APICS, riconosciuti a livello mondiale, in particolare integrati nel programma CSCP, e il loro contributo determinante nel favorire la crescita professionale. Acquisendo una solida preparazione attraverso le certificazioni APICS, tra le quali CSCP, CPIM e CLTD, è possibile sviluppare le competenze necessarie per anticipare le interruzioni nella Supply Chain, attraverso il Risk Management e l’implementazione di moderne strategie di supply chain, aumentando il proprio valore sul mercato del lavoro.

Per ricevere un ulteriore orientamento professionale, è possibile contattarci via email all’indirizzo info@advanceschool.org, telefonicamente ai numeri +39 02 46712715 o +39 051 19907026, oppure tramite il nostro modulo di contatto.

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